La Stampa: La vita degli ebrei di Rodi in mostra a New York

Los Corassones Ablan (“i cuori parlano”, da un detto sefardita), ha come filo conduttore i racconti di famiglia e le ricerche storiche di Stella Levi.

Carole Hallac for La Stampa, October 2019

Un mostra multimediale nel cuore del West Village a New York punta i riflettori sulla storia poco conosciuta della vita degli ebrei di Rodi, noti come rodesli, che hanno vissuto sull’isola del Mediterraneo per secoli fino alla loro distruzione dai nazisti nel 1944.

Intitolata Los Corassones Ablan (“i cuori parlano”, da un detto sefardita), ha come filo conduttore i racconti di famiglia e le ricerche storiche di Stella Levi, un’originaria di Rodi sopravvissuta a Auschwitz. Memorie di viste a mozzafiato sul mare, dei vicoli acciottolati del quartiere ebraico della Judéria, della cucina tradizionale locale e del dialetto Ladino (giudeo-spagnolo) prendono vita con proiezioni a misura d’uomo e un composizioni acustiche che invitano il pubblico a visualizzare il passato e riflettere sulle complessità del racconto storico. L’installazione include oggetti di uso quotidiano, abiti, fotografie e libri che documentano la vita sull’isola dal 1890 al 1942, raccolti negli anni da Aron Hasson, un avvocato di Los Angeles e rodesli di terza generazione.

Isaak Liptzin / Awen Films

Tessuto e Fez originario della comunità ebraica di Rodi. Photo credit @Isaak Liptzin / Awen Films

La mostra immersiva, organizzata dal Centro Primo Levi e la Rhodes Jewish Historical Foundation, di cui Hasson è il fondatore, è aperta fino al 24 novembre all’interno di una rimessa per carrozze del 19esmio secolo in disuso. Ospiterà anche una serie di tavole rotonde, letture, proiezioni di film e presentazioni musicali sul tema aperte al pubblico, che potrà anche degustare caffè e paste tradizionali durante gli orari di apertura della mostra.

Rodi, un importante centro commerciale e culturale fin dai tempi antichi, ha ospitato per secoli diverse onde di immigrazione ebraica provenienti da diverse culture, fino a diventare una “piccola Gerusalemme” dopo l’arrivo di un’importante comunità sefardita accolta sull’isola dopo l’Inquisizione spagnola. Tra le mura medievali del quartiere della Juderìa, che ospitava almeno cinque sinagoghe e diversi centri di studio religioso, i rogesli hanno creato sviluppato la propria cultura e tradizioni, dal dialetto, alle specialità culinarie come bumuelos (ciambelle fritte) e quajados (frittate cotte al forno), ai canti liturgici. Convivendo con le popolazioni turche e greche locali, hanno condiviso con loro ricette di cucina, musica e rituali, come il  hammam, o bagno tradizionale.

Isaak Liptzin / Awen Films

Oggetti appartenuti ai membri della comunità. Photo credit @Isaak Liptzin / Awen Films

La caduta dell’impero ottomano ha spinto molti membri della comunità ad immigrare in paesi in Africa, America e Europa dove hanno continuato a tramandare la loro eredità culturale. Nonostante una relazione iniziale positiva con i coloni italiani arrivati sull’isola dal 1912, i 1700 ebrei rimasti furono deportati ad Auschwitz dopo la concessione dell’Italia all’occupazione nazista di Rodi nel 1943. Erano per la più parte anziani, donne e bambini, di cui solo 161 sono sopravvissuti.

Los Corassones Ablan è una mostra gratuita, acquistando i biglietti via Eventbrite.

Per informazioni: primolevicenter.org

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