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La Voce di New York. Nazioni Unite a lezione di Olocausto con Primo Levi

All’ONU letti brani dello scrittore della Shoah: nostra intervista a Dario Disegni, neo presidente del MEIS

Gianna Pontecorboli

Magnifica serata il 4 maggio al Palazzo di Vetro dell’ONU in collaborazione col Centro Primo Levi di New York. Il messaggio dello scrittore “comprendere è impossibile ma ricordare è necessario” ripreso da Dario Disegni, che in questa intervista ci parla anche del Museo dell’Ebraismo italiano e della Shoah di Ferrara

L’ormai tradizionale celebrazione organizzata dall’United Nations Outreach Programme per ricordare al mondo la lezione dell’Olocausto ha avuto quest’anno un accento tutto italiano. Nella grande sala del Trusteeship Council del Palazzo di Vetro, la serata del 4 maggio, organizzata in collaborazione con il Centro Primo Levi di New York, è stata infatti dedicata al messaggio profondo e multiforme che Primo Levi ha lasciato al mondo, in un dibattito intitolato “After the Holocaust. Primo Levi and the Nexus of Science, Responsability and Humanism”.

In una commovente tavola rotonda, interrotta dalle letture di brani dello scrittore e moderata dalla direttrice del Centro Primo Levi, Natalia Indrimi, Lidia Santarelli, responsabile del Nuremberg Trial Project di Harvard, Francesco Cassata, assistente professore di Storia della Scienza all’Università di Genova, Maaza Mengiste, scrittrice, Roger Cohen, editorialista del New York Times, John Turturro, attore e regista, hanno raccontato al pubblico l’impatto profondo che il pensiero umanistico e scientifico di Levi ha avuto nella loro storia personale e professionale.  A presentare l’evento, insieme a Cristina Gallach, sottosegretario Generale dell’ONU per la comunicazione e a Stella Levi, sopravvissuta di Auschwitz, c’era anche Dario Disegni.

Nel mondo della cultura italiana, ebraica e non ebraica, Disegni è uno dei personaggi più conosciuti e rispettati. Per molti anni, è stato responsabile dell’area cultura della Compagnia di San Paolo, ha ricoperto incarichi al Museo Egizio e al Museo del Risorgimento di Torino, è presidente della Fondazione per i Beni Culturali ebraici in Italia e vicepresidente del Centro Internazionale di Studi Primo Levi. All’inizio di quest’anno, il ministro dei beni culturali Dario Franceschini lo ha voluto alla presidenza del Meis, il nuovo museo nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah.

L’intervento di Dario Disegni all’ONU per la serata dedicata a Primo Levi e l’Olocausto

A Dario Disegni, abbiamo chiesto un giudizio sulla serata dedicata a Primo Levi al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite.

Quale è il suo commento dopo una serata molto commovente e che ha presentato lo scrittore a un pubblico internazionale?

“Sono molto contento, ci abbiamo lavorato molto, ma è andato tutto molto bene. Mi sembra che ne sia emerso veramente un quadro molto interessante e a tutto tondo della personalità di Primo Levi che è stato un grandissimo testimone della Shoah ma anche un grandissimo scrittore, scienziato, chimico, poeta e traduttore. E’ quello che abbiamo cercato di fare anche a Torino con il centro internazionale di studi Primo Levi. C’è stata una grande mostra che abbiamo organizzato nel gennaio del 2015 per l’anniversario della liberazione di Auschwitz e che abbiamo chiamato “I mondi di Primo Levi” proprio per dimostrare la multiforme personalità di questo grande personaggio. Questa mostra è stata inaugurata a Palazzo Madama, poi è andata al Castello Estense, adesso è a Liegi e a ottobre di quest’anno sarà ospitata nel palazzo del Quirinale e sarà inaugurata dal presidente Sergio Mattarella”.

Perché la scelta dell’ONU?

“Mi sembra che sia importante essere andati all’ONU perché il messaggio di Primo Levi si può in un certo senso riassumere nella sua frase che “comprendere è impossibile ma ricordare è necessario”. Quello che è successo una volta potrebbe ripetersi anche in futuro. Gli orrori della shoah che sono stati tremendi e si pensava, nel dopoguerra, che non avrebbero mai potuto ripetersi. Invece anche nel dopoguerra sono successi dei crimini orrendi contro l’umanità, proprio nel corso dell’evento al Palazzo di Vetro si è parlato di genocidio in Ruanda, della Bosnia. Sono situazioni terrificanti e pur non essendo alla pari con la Shoah, che è un unicum come distruzione programmata di un popolo per il solo fatto di esistere, sono comunque crimini spaventosi contro l’umanità.

E anche l’attuale situazione è drammatica, pensiamo al fanatismo islamico e alla volontà di mettere a tacere il dissenso, alle uccisioni, agli stupri, alla negazione del diverso e all’affermazione di un totalitarismo fanatico. Credo che l’ONU non possa che far proprio il messaggio di Primo Levi per cercare di evitare che orrori di questo genere si ripetano”.

Lei è stato uno dei primi a cercare di diffondere il messaggio di Primo Levi. Come è cambiata la recezione di questo messaggio negli anni negli anni, sia in Italia che all’estero?

“Mi sembra che si stia facendo sentire in modo più forte e più deciso e lo dico con grande soddisfazione. Direi che quando abbiamo iniziato una decina di anni fa lo abbiamo fatto partendo da poco, abbiamo creato un centro studi, una biblioteca, un archivio, poi le iniziative sono aumentate nei confronti dei giovani, delle scuole, questa straordinaria mostra che porteremo al Quirinale.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, mi sembra che la svolta fondamentale sia quella avvenuta pochi mesi fa con la pubblicazione in inglese del lavoro completo e mi sembra una cosa straordinaria perché nessun altro autore italiano è stato tradotto e pubblicato integralmente in inglese. Credo in definitiva che il messaggio non si sia modificato ma sia molto ampliato. Dieci anni fa una serata come quella che abbiamo avuto all’ONU sarebbe stata forse un po’ pretenziosa da immaginare. Adesso invece è sembrata una cosa del tutto naturale. Sono dieci anni e più di lavoro che hanno permesso questo risultato”.

Alcuni dei partecipanti alla serata all’ONU deidicata a Primo Levi e l’Olocausto: da sinistra, Ramu Damodaran, Cristina Gallach, Roger Cohen, Stella Levi, Maaza Mengiste, Francesco Cassata, Carla Esperanza Rivera Sánchez, Lidia Santarelli, Dario Disegni, Natalia Indrimi (Ph. ONU/Manuel Elias)

Mi sembra che tra gli obiettivi della sua visita a New York non ci sia soltanto la memoria di Primo Levi, ma anche quello di far conoscere il museo MEIS di Ferrara. Che cosa farà come presidente del MEIS?

“Il MEIS è l’ultima in ordine temporale delle responsabilità che ho dovuto assumermi. Alla fine di dicembre il ministro Franceschini mi ha dato l’incarico di imprimere un’accelerazione nel progetto di realizzazione di questo museo. Il MEIS museo nazionale e’ stato istituito con legge dello stato italiano nel 2003, ma inizialmente La legge istitutiva lo designava come museo nazionale della Shoah. Dopo però si è avviato un grande dibattito anche all’interno della comunità ebraica e si è ritenuto molto più importante realizzare un museo nazionale dell’ebraismo italiano, perché la presenza ebraica in Italia è una presenza assolutamente straordinaria e che dura da 2200 anni. E’ la diaspora più antica del mondo e ha dato un apporto alla storia e alla cultura della civiltà italiana, per cui a molti è sembrato limitativo parlare solo della Shoah. Così,nel 2006 la legge ha ridefinito la missione del MEIS e ne ha fatto il Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah. Per ora stiamo lavorando sul contenitore, che è un ex carcere costruito nel 1912 e in cui sono stati incarcerati anche antifascisti e resistenti ebrei, tra cui Giorgio Bassani. Era stato abbandonato ed era in rovina. Il nostro primo compito sarà il recupero del corpo centrale, poi sarà costruita una palazzina a lato per ospitare vari servizi e un ristorante Kosher.

Lo stanziamento iniziale era stato di 20 milioni di euro e ora il Cipe, il comitato interministeriale per la programmazione economica, lo ha completato con altri 25 milioni. Per l’estate dell’anno prossimo sarà terminato il recupero del carcere, che diventerà un luogo di apprendimento, di confronto e di dibattito, cioè una funzione opposta da quella per cui era stato costruito. Nel settembre del 2017 è in programma una prima mostra per evocare la presenza ebraica in Italia dalle origini. Nel 2018 ci sarà l’inaugurazione della palazzina di ingresso e poi nel 2020 il completamento dell’intero museo.

Il grosso impegno è stato quello di avviare una riflessione importante sulle attività che dovrà fare. In un certo senso è un museo atipico perché non c’è una collezione permanente e quindi la collezione verrà ricercata per far passare il messaggio che vogliamo dare. Sarà un centro di interpretazione della storia della presenza ebraica in Italia, faremo attività didattiche, ricerca sull’apporto dell’ebraismo italiano alla civiltà italiana, e anche all’ebraismo mondiale.

Ci sarà anche una sezione dedicata al ‘900 e Primo Levi e Giorgio Bassani avranno un posto importante. Quest’anno è in centenario della nascita di Bassani e ci stiamo muovendo in diverse direzioni. La magnifica notizia è che sono riuscito a ottenere la donazione al MEIS dal manoscritto de Il giardino dei Finzi Contini, che apparteneva alla contessa Teresa Foscolo Foscari.

Quello che vogliamo poi è inserire il MEIS in una rete di rapporti coi musei ebraici internazionali. Ho fatto una piccola presentazione al consolato italiano, ma è stato solo il primo passo”.

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